Torino ha abbracciato i giovani fedeli piemontesi in cammino verso il Sinodo. Fra loro anche i 140 astigiani che, quasi tutti, hanno raggiunto il capoluogo a piedi con una tre-giorni di cammino e preghiera partita da Castellero. A Torino i ragazzi dopo momenti di riflessione e comunione oltre che di festa e condivisione hanno fatto visita alla Cattedrale per l’adorazione della Sindone. Ma il pellegrinaggio è subito ripartito alla volta di Roma e dell’incontro con papa Francesco.

Pubblichiamo il diario della quinta tappa del pellegrinaggio a cura di Federica Bassignana.

LA QUINTA TAPPA

“L’amore lascia il segno”: ” il cammino
prosegue in direzione dell’amore più grande, quello del sacrificio, rappresentato dalla passione di colui che ha dato la vita ed è
risorto. Nel quarto giorno del pellegrinaggio, i giovani si sono diretti verso la congregazione Valdocco che li ha accolti per la celebrazione dell’Angelus e della Santa Messa. Nel pomeriggio ai ragazzi è stata offerto un’ ampio ventaglio di possibilità tra cui scegliere: visita guidata nei musei di Palazzo Reale e Palazzo
Madama, Museo della Sindone rappresentazioni teatrali nelle vie centrali di Torino. Come di consuetudine, alle 18 la Santa Messa, presieduta dall’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia che ha guidato i ragazzi nella riflessione del mistero di cui la Sindone è
emblema: la morte e resurrezione di Cristo. “La venerazione della Sindone che vivrete questa sera nel duomo vi condurrà al silenzio
profondo del meditare e riflettere su cio’ che il Signore ha fatto per noi: l’amore piu’ grande ha lasciato il segno – ha spiegato nell’ omelia -; quel volto sereno vi guarderà nel profondo del
cuore, come per dimostrarvi quanto amore ha avuto per ognuno di voi e per tutta l’umanità”. Le riflessioni, gli animi e gli sguardi dei
ragazzi si sono orientate a guardare oltre il dolore della morte verso il miracolo della resurrezione. Alle 22, presso il duomo di
Torino, i giovani pellegrini si sono accostati alla venerazione di quel simbolo su cui hanno indirizzato domande, dubbi, pensieri,
ritrovandosi poi ognuno intimamente in connessione con la visione di quel mistero rimasto impresso nel telo. Una dimostrazione di Amore che ha lasciato il segno, così che ognuno nella vita di tutti i giorni possa portare la visione della contemplazione che richiama
all’Amore di Cristo, la sua passione e resurrezione attraverso di noi e per tutti noi”
.

 

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