Parere negativo da parte di Cia Alessandria-Asti e Cia Cuneo, insieme al regionale Cia Piemonte, rispetto alla richiesta di allargamento della zona d’origine del Moscato d’Asti, avanzata dal Comune di Asti e che sarà discussa nella prossima assemblea del Consorzio di tutela del Moscato d’Asti, martedì 4 marzo.
Il giudizio è maturato al termine di un affollato incontro con le aziende associate Cia e gli operatori del settore, promosso dall’Organizzazione sul territorio, nella sede interzonale di Castelnuovo Calcea.
Sintetizza il presidente regionale Cia Piemonte Gabriele Carenini: «È emerso, pressoché all’unanimità, che non c’è al momento nessuna necessità di allargare l’area di origine del Moscato d’Asti, sia perché non lo richiede il mercato, sia perché mettere mano ad una modifica di questo genere significherebbe creare un precedente dalle conseguenze difficilmente controllabili, tenendo conto delle successive richieste che potrebbero manifestarsi da parte di altre realtà analoghe».
La presidente provinciale Cia Alessandria-Asti Daniela Ferrando, il direttore Paolo Viarenghi e il direttore Cia Cuneo Igor Varrone osservano come i produttori abbiano manifestato serie preoccupazioni sul futuro del comparto nel caso venissero scardinate le fondamenta del Consorzio, non tanto per la cinquantina di ettari in ballo con l’eventuale estensione della zona di origine, quanto per l’effetto domino che potrebbe derivare, non ultimo sul piano delle “tentazioni” che potrebbero generarsi sul mercato dei terreni, con effetti imprevedibili.
Prima di allargare l’area, è stato detto, qualora il mercato auspicabilmente lo richieda, si pensi piuttosto ad aumentare il prezzo delle uve, oppure a utilizzare i numerosi terreni non vitati o a gerbido nel territorio del Consorzio.
«Il “no” alla richiesta del Comune di Asti, ha spiegato l’avvocato Saverio Biscaldi – consulente Cia nel settore vitivinicolo -, non può comportare né l’eliminazione del nome Asti dalla denominazione del Moscato, né un “vulnus” giuridico passibile di ricorso, peraltro già respinto dalla sentenza del Consiglio di Stato nel 2015».
Chiuse le porte all’estensione dell’area di origine, è stata comunque ribadita la necessità di richiamare l’attenzione sulla situazione del comparto, rilanciando la proposta di organizzare gli Stati generali del Moscato d’Asti, un’occasione che permetterebbe di ragionare non solo sui problemi contingenti, ma soprattutto sulla programmazione, con tutti gli attori protagonisti del settore, dalla produzione, all’industria, alla politica.