La situazione delle case popolari ad Asti è complessa, ma con politiche mirate e una gestione efficiente delle risorse si potrebbero garantire alloggi dignitosi a chi ne ha bisogno. Ne è convinto Alberto Mossino, consigliere astigiano del nuovo CdA dell’Atc (Agenzia Territoriale per la Casa) del Piemonte Sud, ente presieduto da Leonardo Prunotto, che comprende le province di Cuneo, Asti e Alessandria. Mossino traccia un bilancio sulla gestione delle politiche abitative, analizzando interventi, investimenti e le sfide sociali legate all’edilizia popolare.
Qual è lo stato di salute dell’Atc Piemonte Sud e, in particolare, dell’Atc di Asti?
“L’Atc ha recentemente vissuto un importante cambio nella sua dirigenza. A fine gennaio si è insediato il nuovo Consiglio di Amministrazione di cui faccio parte. La mia prima impressione è che sia un ente ben amministrato, con personale competente. Il problema principale resta il debito: da anni il bilancio è in rosso, e le risorse limitate rendono difficili gli interventi. La sezione di Asti in particolare è stata storicamente trascurata, soprattutto dopo lo scandalo Santoro, l’ex direttore amministrativo condannato per aver sottratto milioni di euro all’ente. Oggi, però, ritengo che la città meriti una maggiore attenzione e il mio ruolo nel CdA rappresenta un’opportunità per riportare l’edilizia popolare astigiana al centro delle politiche abitative”.
Quali sono le principali peculiarità di Asti rispetto ad Alessandria e Cuneo?
“A differenza di Alessandria e Cuneo, dove la gestione è prevalentemente diretta da Atc, ad Asti i circa 1.500 alloggi sono amministrati da soggetti privati. Questo crea un filtro nella gestione, nella comunicazione e nei rapporti con gli inquilini. Il nuovo CdA sta già lavorando per migliorare la situazione: abbiamo avviato incontri con il Comune e con gli amministratori privati per rafforzare la collaborazione. Abbiamo anche istituito un tavolo operativo con il Comune per l’apertura di uno sportello di segretariato sociale all’interno dei complessi di edilizia popolare, con un educatore e un presidio di ascolto. Inoltre, abbiamo già avuto un primo confronto con il prefetto Claudio Ventrice. Sarà necessario almeno un paio d’anni per ottenere risultati tangibili, ma la strada intrapresa è quella giusta”.
Durante un’assemblea pubblica, gli inquilini hanno denunciato il degrado delle palazzine. Qual è la sua opinione?
“Sono consapevole delle criticità esistenti. Non ho potuto partecipare all’assemblea organizzata dal Coordinamento Asti Est, ma mi sono confrontato con gli organizzatori in seguito. Ho invece preso parte a un incontro in via Madre Teresa di Calcutta, portando con me altri consiglieri dell’ente per vedere di persona la situazione e pianificare interventi di bonifica di garage e cantine colmi di rifiuti. È vero che ci sono aree problematiche, come in via Malta, via Zara, via Calcutta, via Arno e via Dogliotti. Tuttavia è importante sottolineare che molte altre palazzine Atc sono in condizioni decorose, e non vengono mai menzionate proprio per questo. Atc sta anche cercando di acquisire la piena proprietà del palazzo di via Gancia per metterlo in sicurezza: le risorse ci sono, ma servono accordi con i proprietari privati per poter procedere”.
L’intervista completa e altri approfondimenti sulla situazione dell’edilizia popolare sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 28 marzo 2025
Cristiana Luongo